Alcuni contenuti o funzionalità qui potrebbero non essere disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/contenuto contrassegnato come “Facebook Pixel [noscript]” utilizza cookie che hai scelto di disabilitare. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, ti preghiamo di abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Profanazione a Ventimiglia: dedicare e riparare una chiesa, qual è la differenza tra i due riti?

⏱ Tempo di lettura: 6 minuti

Dalla dedicazione di una chiesa nuova al rito penitenziale dopo una profanazione: due celebrazioni profondamente diverse che aiutano architetti e progettisti a comprendere perché, nella tradizione cattolica, l’edificio di culto non è semplicemente uno spazio destinato a una funzione, ma un luogo che acquisisce e custodisce nel tempo una precisa identità sacra. Il caso, avvenuto ai primi di settembre 2026, della chiesa dei Santi Angeli Custodi di Grimaldi, a Ventimiglia, offre l’occasione per riscoprirne significato, gesti e rapporto con l’architettura.

A Ventimiglia

A Ventimiglia un rito penitenziale di riparazione serve per riaprire la chiesa dei Santi Angeli Custodi. Un episodio che aiuta a comprendere la differenza tra la dedicazione di una nuova chiesa e la riparazione di un luogo sacro profanato, ma soprattutto il particolare significato che la Chiesa attribuisce allo spazio dell’architettura destinata al culto.

Un episodio avvenuto a Grimaldi, frazione di Ventimiglia, offre l’occasione per comprendere meglio che cosa significhi, anche dal punto di vista dell’architettura, definire una chiesa un luogo sacro.

Come riportato da Il Secolo XIX il 2 settembre 2026, la chiesa dei Santi Angeli Custodi è stata temporaneamente chiusa al culto per decisione del vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, dopo che all’interno dell’edificio sarebbe stato realizzato, senza autorizzazione, uno spot pubblicitario successivamente diffuso sui social network.

Secondo quanto comunicato dalla Diocesi e riportato dal quotidiano, l’autorità ecclesiastica ha ravvisato nell’accaduto gli estremi della profanazione del luogo sacro. Le celebrazioni sono state quindi sospese e il vescovo presiederà venerdì 4 settembre alle 10.30 un rito penitenziale di riparazione, al quale sono stati invitati anche i fedeli. Secondo la ricostruzione giornalistica, il parroco non sarebbe stato a conoscenza dell’iniziativa e la Diocesi avrebbe inoltre annunciato la presentazione di una denuncia alle autorità competenti.
Fonte della notizia: Andrea Fassione e Patrizia Mazzarello, «La chiesa ospita uno spot, il vescovo di Ventimiglia la chiude: “Subito la penitenza”», Il Secolo XIX, 2 settembre 2026. (Il Secolo XIX)

Quando un edificio diventa una chiesa

Per comprendere la decisione bisogna partire da un principio che interessa direttamente anche l’architettura: per la Chiesa cattolica una chiesa non è semplicemente un edificio nel quale si celebrano delle funzioni religiose.

Il Codice di Diritto Canonico definisce infatti luoghi sacri quelli destinati al culto divino mediante la dedicazione o la benedizione previste dai libri liturgici. Per una nuova chiesa, una volta terminata la costruzione, è previsto che essa venga quanto prima dedicata o almeno benedetta; per cattedrali e chiese parrocchiali è indicato in particolare il solenne rito della dedicazione. (Bollettino Vaticano)

È un passaggio particolarmente significativo anche sotto il profilo architettonico.

La dedicazione di una nuova chiesa segna infatti il momento nel quale uno spazio costruito dall’uomo viene stabilmente destinato alla celebrazione del culto. L’architettura realizzata attraverso materia, luce, proporzioni, tecnica e lavoro umano assume una funzione ulteriore: diventa il luogo nel quale una comunità si raccoglie e celebra.

Il centro simbolico e liturgico di questo spazio è naturalmente l’altare, che non è semplicemente un elemento dell’arredo presbiterale. Il diritto canonico stabilisce infatti che gli altari fissi siano dedicati e ricorda l’antica tradizione di collocare sotto di essi reliquie di martiri o di altri santi. (Vaticano)

Nella solenne dedicazione di una chiesa nuova, liturgia e architettura arrivano così quasi a sovrapporsi: l’edificio stesso partecipa al rito. L’altare, le pareti, lo spazio, la luce e i luoghi della celebrazione acquistano un significato che va oltre la loro funzione materiale.

Riparare non significa consacrare nuovamente

Completamente diverso è ciò che avverrà a Grimaldi.

La chiesa dei Santi Angeli Custodi è già una chiesa e rimane una chiesa. Non deve quindi essere nuovamente dedicata come se l’edificio fosse ritornato a essere uno spazio profano.

Il rito penitenziale ha un’altra funzione: riparare una ferita arrecata alla santità di un luogo già consacrato al culto e consentire alla comunità di tornarvi a celebrare.

È precisamente quanto prevede il canone 1211 del Codice di Diritto Canonico: quando in un luogo sacro vengono compiute, con scandalo dei fedeli, azioni gravemente oltraggiose che l’Ordinario giudica tanto gravi e contrarie alla santità del luogo, il culto viene sospeso fino a quando l’offesa non sia riparata attraverso il rito penitenziale previsto dalla liturgia. (Bollettino Vaticano)

La distinzione è importante.

Nella dedicazione si consegna uno spazio al culto. Nella riparazione si restituisce al culto uno spazio che al culto appartiene già.

Nel primo caso il rito accompagna la nascita liturgica della nuova architettura; nel secondo riconosce che quella medesima architettura conserva una propria identità sacra che è stata ferita da un uso ritenuto incompatibile con essa.

Lo spazio sacro non è una semplice scenografia

Ed è forse questo l’aspetto più interessante che il caso di Ventimiglia pone anche a progettisti, restauratori, committenti e amministratori dei beni ecclesiastici.

Una chiesa può essere straordinariamente bella, suggestiva e quindi particolarmente desiderabile come location fotografica, cinematografica o pubblicitaria. Ma proprio qui nasce l’equivoco contemporaneo: considerare l’architettura religiosa esclusivamente attraverso la sua immagine.

Una chiesa non è soltanto una scenografia.

Il Codice stabilisce che nel luogo sacro sia ammesso ciò che serve o favorisce culto, pietà e religione e vieta ciò che risulta estraneo alla sua santità. Prevede comunque che l’Ordinario possa autorizzare, in casi concreti, altri utilizzi, purché non siano contrari alla santità del luogo. (Bollettino Vaticano)

Non significa quindi che una chiesa debba necessariamente essere impermeabile alla cultura, all’arte o ad attività diverse dalla celebrazione liturgica. Significa piuttosto che l’utilizzo dello spazio deve confrontarsi con l’identità per la quale quello spazio è stato costruito e dedicato.

È una questione che riguarda profondamente l’architettura.

Perché progettare una chiesa significa costruire uno spazio nel quale forma e funzione non possono essere completamente separate dal significato. L’altare non è semplicemente un tavolo; il presbiterio non è un palcoscenico; la navata non è soltanto una sala per il pubblico e l’intero edificio non può essere ridotto alla categoria generica di location.

Lo ricorda indirettamente lo stesso Codice quando, parlando della costruzione e del restauro delle chiese, prescrive che siano osservati i principi e le norme della liturgia e dell’arte sacra, avvalendosi anche del consiglio degli esperti. (Vaticano)

L’architettura come custode di una destinazione

Il rito di riparazione che verrà celebrato a Grimaldi può allora essere letto anche attraverso l’architettura.

Non servirà a creare nuovamente uno spazio sacro, perché quello spazio possiede già questa identità. Servirà piuttosto a riconfermare pubblicamente la relazione tra quell’edificio, la comunità che lo utilizza e la funzione per la quale è stato dedicato.

È proprio questa permanenza a distinguere profondamente una chiesa da molti altri edifici collettivi.

Le funzioni degli edifici possono cambiare, essere adattate o sostituite. Nello spazio ecclesiale, invece, esiste una destinazione che viene formalmente assunta dalla comunità e riconosciuta attraverso la liturgia.

Per questo la dedicazione di una chiesa nuova e la riparazione di una chiesa profanata raccontano, da due direzioni opposte, la stessa cosa: l’architettura sacra non è soltanto lo spazio nel quale avviene un rito. È uno spazio che, attraverso il rito, riceve e custodisce nel tempo un significato.

Edmondo Jonghi Lavarini

Su questo sito web utilizziamo strumenti di prima o terza parte che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare rapporti sull’utilizzo della navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare i nostri servizi/prodotti in modo appropriato (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.

Alcuni contenuti o funzionalità qui potrebbero non essere disponibili a causa delle tue preferenze sui cookie!

Ciò accade perché la funzionalità/contenuto contrassegnato come “%SERVICE_NAME%” utilizza cookie che hai scelto di disabilitare. Per visualizzare questo contenuto o utilizzare questa funzionalità, ti preghiamo di abilitare i cookie: clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.