A cura di Arch. Davide Raffin, Arch. Giulia Iseppi Perosa,
Arch. Riccardo Crotti, Arch. Roberto Moret
Premessa
La Parrocchia di Torre di Pordenone, intitolata ai Santi Ilario e Taziano negli ultimi anni, sotto la guida di Mons. Giosuè Tosoni, ha conosciuto un momento di nuovo impulso ed entusiasmo, che ha rinvigorito lo spirito di comunità unita e solidale del quartiere di Torre. L’attenzione di Mons. Tosoni e della comunità è rivolta con grande sensibilità anche al patrimonio artistico della Parrocchia nella consapevolezza che l’opera d’arte e d’architettura è preziosa espressione non solo della nostra storia ma anche della nostra spiritualità.

Tra le numerose opere d’arte di pregio che la chiesa di Sant’Ilario e Taziano presenta al suo interno si annovera un crocifisso ligneo della fine del XV secolo che di recente è stato oggetto di un’attenta opera di restauro da parte della dott. ssa Valentina Scuccato in collaborazione con la Sovrintendenza alle Belle Arti di Udine. Il crocifisso, di pregiata fattura e riconducibile allo stile veneto di area lagunare, è stato restituito all’originaria bellezza, riportando alla luce l’antica policromia. La restituzione alla sua chiesa del crocifisso, custodito da generazioni, ha suscitato grande interesse, attesa e aspettativa nella comunità che ne ha riconosciuto il valore artistico e spirituale.
Tale operazione ha da subito posto la questione della sua ricollocazione, considerando la precedente posizione non soddisfacente sia in termini liturgico-spirituali sia per il valore che la stessa opera d’arte rappresenta. Il crocifisso che per lungo tempo pendeva dalla volta sopra all’altare, poi collocato all’interno di una delle cappelle laterali e recentemente posizionato a fianco della cappella laterale, non trova una collocazione idonea all’interno della chiesa così come è attualmente configurata. Di conseguenza la necessità di individuare un luogo adatto, un luogo di silenzio e adorazione, di contemplazione e preghiera che ne permetta appieno la lettura e il godimento, ha generato una riflessione più ampia sugli spazi della chiesa.
L’idea di riutilizzare il locale alla sinistra del presbiterio, cappella feriale ormai in disuso, per la sistemazione definitiva del “crocifisso ritrovato”, ha da subito riscosso approvazione da molti fronti, tant’è che su proposta di Mons. Tosoni, della CPP, del CAE e di numerosi fedeli e residenti è stata recentemente avviata la progettazione per la nuova cappella feriale, luogo ideale per la collocazione dell’opera.
Il progetto viene affidato all’architetto Riccardo Crotti, la sua proposta viene sottoposta alla comunità durante un incontro pubblico riscuotendo successo e approvazioni diffuse. Questa accoglienza positiva è un ulteriore incentivo a continuare la strada intrapresa e ad approfondire lo studio. In questa fase vengono coinvolti gli architetti Davide Raffin e Giulia Iseppi Perosa, per la loro comprovata esperienza nell’ambito della progettazione degli spazi di culto e l’architetto Roberto Moret quale membro esterno del consiglio parrocchiale.

Finalità dell’intervento
Il progetto per la nuova cappella feriale non vuole solo dare una risposta ad un’esigenza funzionale di collocazione del crocifisso, ma intende creare un luogo che rappresenti e soddisfi le aspettative e le modalità di un vivere contemporaneo della fede in sintonia con gli adeguamenti liturgici promossi dal Concilio Vaticano II. Intende recuperare un patrimonio artistico del nostro territorio rendendolo fruibile non solo al fedele ma anche al turista che trova nella chiesa di Sant’Ilario e Taziano e nel suo contesto una significativa meta culturale, con le conseguenze che ciò può portare in termini di ricaduta sul territorio.
Il contesto e la chiesa

La chiesa di Sant’Ilario e Taziano, sorge su un terrazzamento che è parte integrante di un’area di grande importanza storico-culturale oltre che di pregio naturalistico per la presenza del fiume Noncello. Nei suoi pressi sorge, infatti, il castello di Torre del XIII sec., ora sede del Museo Archeologico di Pordenone e a pochi passi dalla chiesa sono presenti i resti archeologici di una villa romana e affioramenti che accertano l’esistenza di insediamenti umani molto precedenti.
Data fondamentale per i ritrovamenti è quella del 1948, anno in cui il conte Giuseppe di Ragogna, proprietario del castello di Torre, durante una campagna di scavi, riportò alla luce dei resti romani che indussero gli studiosi ad affermare che nell’area fosse presente un tempio e che successivamente all’editto di Costantino nel 313 d.C. i fedeli cristiani si riunissero nel tempio per celebrare la messa (379 – 395 d.C.).

Gli scavi fecero emergere anche le fondamenta della “prima chiesa” risalenti al VII secolo e il probabile diacónicon (luogo per conservare le reliquie e suppellettili sacre) ne confermerebbe l’origine paleocristiana.
L’intitolazione stessa della pieve ai Santi Ilario e Taziano testimonia l’antica origine, considerando che le sacre scritture furono portate qui da Aquileia che si gloriava di questi martiri.
Dall’archivio della Curia lo storico diocesano canonico Degani ha potuto rilevare che nel 1226 a Torre fu edificata una nuova chiesa, perché la prima si era resa insufficiente ad accogliere i fedeli di tutti i villaggi della zona.
Nel 1278 San Marco di Pordenone, attuale duomo della città, era una succursale di Torre e i fedeli della nascente città dovevano recarsi alla Pieve di Torre. La costruzione rimase pressoché invariata, salvo interventi di secondo piano, fino al 1873 data in cui l’ing. Damiano Roviglio di Pordenone presentò un progetto per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale.
Nella sua relazione si può leggere che a causa del continuo incremento della popolazione, dovuta alla vicinanza con il cotonifici, fosse nata l’urgenza di costruire una nuova chiesa.
La vecchia chiesa, a terminazione orientale, non era più nelle condizioni statiche per poter essere ampliata, di conseguenza l’ingegnere decise di demolirla e di costruire quella nuova modificandone la posizione planimetrica: collocando l’ingresso a Nord e l’abside a Sud. Nel 1877 si inaugurò l’abside mentre la costruzione venne conclusa nel 1885.
L’attuale chiesa ha un impianto tipologico ad aula unica con una sequenza ai lati di quattro cappelle rialzate, la navata è definita da un apparato decorativo in stile neoclassico con lesene e cornici che definiscono il partito architettonico e scandiscono lo spazio. Il presbiterio, rialzato, è caratterizzata da una profonda abside con copertura a volta. Oltre all’ingresso principale sul lato Nord, la chiesa presenta due accessi laterali a metà della navata ed un’ulteriore accesso laterale in corrispondenza della sacrestia.
Tra il 1901 e il 1910 vennero ricostruiti l’altare maggiore e la scalinata del presbiterio. Il campanile fu completato attorno al 1777 a corredo della chiesa precedente.
La chiesa presenta ai lati dell’abside due volumi simmetrici che, attualmente ospitano rispettivamente la sacrestia a destra, e una stanza adibita a cappella feriale ormai in disuso a sinistra, e i relativi depositi al piano superiore. In origine tuttavia, queste due ali laterali si sviluppavano su un unico piano e solo tra il 1961 ed il 1962, sotto la guida dell’architetto Andrea Quaia, vennero ampliate e sopraelevate di un piano. Mediante la demolizione delle pareti di fondo e delle coperture i due ambienti vennero allungati di circa 2,60 m, per consentire l’inserimento della scala di accesso ai nuovi piani superiori.
L’intervento, come risulta dalle relazioni dell’epoca, fu realizzato in economia con le scarse sostanze di cui disponeva la parrocchia; sulle murature di pietra che caratterizzano tutta la chiesa ottocentesca furono innalzati nuovi muri in laterizio e la copertura venne ricostruita con travetti di cemento e tavelle in laterizio.

Le opere d’arte della chiesa
Sotto alla copertura a volta dell’abside è collocata una delle opere di maggior pregio della chiesa, la pala di Giovanni Antonio dè Sacchis, detto il Pordenone, dedicata ai Santi Ilario e Taziano e risalente al 1520. Fra le altre opere d’arte degne di nota si segnalano l’acquasantiera e il fonte battesimale della bottega del Pilacorte databili tra il 1533 e il 1584; mentre la cappella laterale dedicata a S. Antonio ospita un tabernacolo ligneo dorato risalente al 1580.
Questo è il “contesto artistico” in cui si inserisce il “crocifisso ritrovato” e l’intervento per la nuova cappella del Cristo.
La questione della collocazione del crocifisso
La necessità di ridefinire un nuovo spazio adeguato al crocifisso restaurato, come si è già detto, nasce dall’importanza dell’opera in sé, dal suo significato, dalle sue dimensioni generose, dal fatto che lo spazio dietro all’altare è già dominato dalla pala del Pordenone. Nella consapevolezza che un’opera che non può essere goduta e fruita appieno rischia di essere dimenticata a prescindere dal suo valore storico artistico e spirituale, il progetto plasma lo spazio della piccola aula a lato dell’abside, sulle forme e dimensioni del crocifisso.

Le dimensioni dell’attuale aula, rettangolare, sono di 4.40 m in larghezza e 7.60 m in lunghezza alla quale va aggiunta la profondità di un “abside” di circa 1,20 m al fianco del quale troviamo due varchi che portano al sottoscala ed alla scala che conduce al piano superiore larga poco più di 1 m, mentre l’altezza all’intradosso del solaio di infrapiano è di circa 3.20 m. L’ingresso avviene dalla navata centrale passando attraverso un vestibolo che funge da filtro tra i due ambienti.
Oltre all’individuazione di un luogo dedicato al crocifisso appena restaurato, l’idea di riattivare questo spazio da tempo sottoutilizzato ha preso corpo anche dalla necessità di celebrare messa con un ridotto numero di fedeli nei giorni infrasettimanali in un ambiente raccolto e confortevole.
Provando a simulare l’inserimento del crocifisso nella cappella così com’è attualmente, si individuano immediatamente tre aspetti negativi:
• il crocifisso con le sue generose dimensioni (234 cm x 142 cm circa) risulta soffocato dalle inadeguate proporzioni del fondo absidale e durante la celebrazione della messa la sua vista sarebbe in buona parte occultata dal celebrante;
• la luce, che filtra dalle finestre laterali e dalle due aperture sulla parete di fondo, è mal indirizzata e, considerando l’esposizione a Sud-Est, per una buona parte della giornata finirebbe per l’abbagliare il visitatore distogliendolo dalla contemplazione del Cristo;
• le aperture, in particolar modo quelle a fianco dell’abside, creano confusione e non permettono di definire una corretta gerarchia visiva ed una comprensione lineare dello spazio e degli oggetti che lo popolano;
Questi aspetti vanno a sommarsi ad una vetustà generale e da uno scarso comfort percepito, soprattutto nella stagione invernale.

Il progetto architettonico
Il progetto fonda le sue radici sulla ricerca storica e sulla comprensione delle fasi di costruzione della chiesa, e più nello specifico della cappella laterale, rispettando l’organismo architettonico storico e le preesistenze (si lavora sull’ampliamento operato negli anni ’60). In quest’ottica durante la fase preliminare della progettazione si è avuto un incontro preliminare con la Soprintendenza ai Beni Architettonici che ha ritenuto l’intervento coerente rispetto all’organismo architettonico originario.
Ciononostante, il progetto non presenta un approccio timido e le operazioni che prevede mirano con forza a risolvere le problematiche che lo stato di fatto presenta. Il progetto amplia lo spazio in funzione delle dimensioni del crocifisso, elimina gli elementi di disturbo e modula la luce secondo le nuove necessità.
Si procede nel solco di due importanti considerazioni relative all’interpretazione del luogo sacro nel nostro secolo; ovvero che esso deve avere una sua nobile semplicità e deve essere funzionale, ma al contempo non deve rimanere intrappolato, né nell’involucro (nel nostro caso la configurazione originale) né nel mero aspetto funzionale, deve potersi liberare e raggiungere la realtà profonda del tempio.
Lo spazio, la luce, i volumi, non si modellano semplicemente per raggiungere le condizioni funzionali ideali, ma si plasmano per raggiungere il senso profondo del luogo e della sua sacralità che deve potersi percepire sempre anche in assenza di simboli sacri.
Il progetto, tramite l’eliminazione del corpo scale e del solaio permetta la definizione di uno spazio unitario nel quale si inserisce una nuova figura inscritta all’interno dell’involucro architettonico esistente.
Questo sistema, formato da strutture e partizioni che si piegano a guisa di una nuova pelle, creando uno spazio articolato seppur unitario, modulato da altezze diverse del soffitto e dalla luce naturale. Un rivestimento in pannelli di legno listellari avvolge le pareti del nuovo volume in continuità con il soffitto per dare forma ad una “cupola” rettangolare che poi piega creando un sensibile ribassamento lungo la parete esterna della cappella, a segnare il percorso verso l’altare.
La luce delle finestre esistenti viene modulata dallo stesso rivestimento che, pur mantenendo il suo ritmo modulare, in prossimità delle aperture, adotta specifici accorgimenti per creare una zona più buia e generare una gerarchia di spazi e atmosfere. Nella penombra dell’aula l’occhio viene attratto dalla luce zenitale che illumina il fondo della cappella, la zona absidale, dove si staglia, sospeso dall’alto, il “crocifisso ritrovato”.
Fa da sfondo al Cristo un setto continuo che, ergendosi fino alla copertura incontra un ampio lucernaio dal quale filtra la luce che bagna il presbiterio ed il crocifisso. Il fondo absidale è impreziosito da un rivestimento in rete di alluminio con finitura oro capace di far vibrare e sfaccettare la luce che lo colpisce.
I materiali impiegati sono pochi e naturali, il legno adottato per i rivestimenti ha il duplice compito di scaldare cromaticamente l’aula e di lavorare acusticamente, la pietra adottata per la pavimentazione e per altare ed ambone viene impiegata con lavorazioni differenti in modo da poter giocare sulla matericità del materiale.

Il progetto liturgico
Nella progettazione della Nuova Cappella del Cristo, ci si è proposto di ricercare quei caratteri specifici, archetipici che contraddistinguono senza tempo lo spazio liturgico a prescindere dalla forma architettonica. Uno di questi è l’alterità all’interno della chiesa di due diverse dimensioni. Cielo e terra, materiale e spirituale, visibile e invisibile, presenza e assenza, suggeriscono uno spazio non assoluto ma di anticipazione e di passaggio. Già la doppia altezza della Cappella, in rapporto geometrico di 1 a 2, evidenzia la contrapposizione dialettica delle due diverse dimensioni. Il fondale absidale “luccicante”, luogo dell’ ”altrove” vera opera d’arte aniconica, quasi come una pioggia di luce che scende dall’alto, con il suo carattere “eterotopico” di un tessuto innestato su un altro tessuto più terreno è proprio la linea di frattura tra cielo e terra.
La parete “luccicante” che presenta proprio l’ambiguità di un luogo chiaramente altro, visibile ma irraggiungibile, è lo sfondo ideale per il Cristo in Croce, sospeso nella luce dinnanzi ad esso.
Poiché nella tradizione l’entrare in chiesa non è mai un entrare diretto né “indolore”, ma piuttosto è l’avvio di un processo simbolico, iniziatico, l’attuale ingresso laterale del Vestibolo rispetto alla direttrice longitudinale della Cappella permette di esaltarne il carattere di Soglia e di Passaggio.
L’impianto geometrico della cappella non è simmetrico, ma è impostato su due diversi assi longitudinali di simmetria parziale. L’altare, luogo di Cristo è posto sull’asse centrale del fondale absidale, allineato con il Crocifisso ligneo, ed è centro geometrico della pedana presbiteriale; l’ambone è invece spostato a sinistra, allineato all’asse del ribassamento della navata e dell’ingresso vestibolare. Questo slittamento dei due fuochi liturgici della Parola e dell’Eucarestia conferisce contemporaneamente allo spazio, dinamicità e ordine, come dinamico ma ordinato deve essere il rito liturgico.
Interventi strutturali
• Analisi storico-critica delle strutture
Il piccolo edificio ha dimensioni di circa 5,00 x 10,15 con altezza 7,20 m da piano campagna. E’ addossato al presbiterio della chiesa principale, di cui costituisce un’appendice non distinta strutturalmente. La costruzione comprende due piani, la cui realizzazione è avvenuta in tempi diversi:
• Il piano terra, limitatamente ad una lunghezza di 8,25 m, risale all’epoca di costruzione della chiesa (1870-1895). Con questa condivide il sistema di fondazione che è spinto fino alla profondità di circa 1,90 m dal pano campagna. L’edificio originario aveva una copertura in legno a mezzo padiglione, rimossa per realizzare la sopraelevazione;
• Nel 1962, demoliti il vecchio tetto ed il muro esterno verso Sud, l’edificio è stato prolungato di circa 1,90 m verso Sud ed è stato sopraelevato di un piano. Le fondazioni dell’estensione a Sud sono costituite da un importante getto di calcestruzzo di spessore superiore a 50 cm, su cui è stato eretto il nuovo muro d’ambito, configurato ad “L”; tale muro, per un’altezza di circa 1,20 m dallo spiccato, è pure realizzato in calcestruzzo; prosegue poi fino all’imposta del tetto con un muro a due teste di blocchi laterizi. Nella parte ampliata venne collocata la scala di accesso al primo piano, realizzata in cemento armato.
Il solaio di impalcato del primo piano é in laterocemento, con spessore di 20 cm su luce netta di 4,50 m; un cordolo di cemento armato collega il solaio e le murature esterne; il collegamento con le murature della chiesa, sul lato opposto, è stato eseguito con appoggi dei travetti non collegati da cordolo.
Il solaio orizzontale di soffittatura è costituito da travetti di cemento armato tipo “Varese” con sezione ad “I” sui quali sono appoggiate semitavelle laterizie intonacate sulla faccia inferiore; le condizioni di vincolo del solaio di soffittatura sono le stesse dell’impalcato: cordolo sul lato esterno, ancoraggi puntuali sul alto chiesa.
La nuova copertura è pure costituita da struttura a travetti prefabbricati con tavelle laterizie; la configurazione della copertura a padiglione ha reso necessaria la costruzione in opera di una trave diagonale di cemento armato con sezione 0,30x 0,40 cm su cui appoggiano i travetti prefabbricati delle due falde convergenti; gli altri travetti della falda più lunga.
• interventi di miglioramento sismico
Le modifiche strutturali indotte dalla costruzione della nuova “Cappella del Crocifisso” sono molto modeste e di minimo impatto sulle strutture esistenti; tuttavia, per le ragioni sopra esposte, i lavori della nuova Cappella non sono separabili dagli interventi di miglioramento sismico e più in generale di messa a norma dei dettagli costruttivi strutturali.
La consistenza dell’edificio è molto modesta rispetto al complesso della chiesa, ne rispetta l’equilibrio simmetrico e la regolarità. Gli interventi proposti riducono le masse in gioco e rispettano (anzi in un certo senso ripristinano) lo schema strutturale originario. L’intervento pertanto sarà di semplice adeguamento.
Si procederà nella prima fase dei lavori con le migliorie ed i consolidamenti:
• Verifica e consolidamento delle fondazioni della parte ampliata nel 1962; si ritiene che siano sufficienti alcuni tiranti in acciaio innestati mediante perforazione a livello di fondazione per assicurare il collegamento alla base delle diverse membrature;
• Collegamento degli appoggi dei travetti di soffittatura e di copertura, realizzati con l’applicazione di profilati metallici continui tassellati sui diversi elementi di muratura e di cemento armato;
• Costruzione di una struttura interna di irrigidimento in carpenteria metallica, costituita principalmente da due telai reticolari:
• Telaio verticale: corrisponde alla posizione della parete di fondo della nuova cappella. Sarà appoggiato sulle preesistenti fondazioni del muro di testa demolito nel 1962 e si estenderà fino al livello della copertura. Ha la funzione di sostenere la trave diagonale della copertura, scaricando l’angolo murario; si collega anche con il telaio orizzontale e migliora il controvento verticale del complesso;
• Telaio orizzontale con funzione di controvento di piano; sarà montato sull’estradosso dell’impalcato del primo piano, ed ancorato al muro esterno Est per tutta la sua lunghezza; consentirà la successiva demolizione del solaio di impalcato, costituendo irrigidimento per la parete esterna contro la possibile inflessione della stessa nel proprio piano.
• Interventi di demolizione
Dopo aver irrigidito dall’interno la costruzione, con particolare riguardo alla parete Est, formata da due successivi e diversi paramenti murati, si procederà alle demolizioni, da eseguire in progressione, con attrezzatura leggera:
• Rimozione delle tavelle di copertura per formazione del vano lucernario previsto in progetto;
• Demolizione della scala interna e della parete di laterizio che la delimita;
• Demolizione completa del solaio di impalcato, eseguita in progressione a partire dal margine Sud.
• Interventi di ricostruzione
Per la conclusione dei lavori strutturali sarà necessario solo il getto di una soletta in cemento armato gettata alla base dei muri, ed adeguatamente ancorata sul perimetro ed alla base del telaio verticale; l’estradosso della soletta sarà la base al grezzo per gli isolamenti ed i pavimenti della nuova Cappella.
In relazione alla consistenza degli attuali architravi di finestra, che sarà possibile rilevare solo ad avanzamento dei lavori al grezzo, potrebbe essere necessario realizzare riquadrature dei fori con modesti telai in cemento armato.
Progetto di recupero della cappella feriale del Cristo chiesa dei Santi Ilario e Taziano
Progetto architettonico: arch. Davide Raffin, arch. Giulia Iseppi Perosa, arch. Riccardo Crotti, arch. Roberto Moret




Direttore lavori: arch. Davide Raffin
Progetto strutture: ing. Giuseppe Carniello
Dir. lavori strutture: ing. Giuseppe Carniello
Impresa costruttrice: IZC Costruzioni Generali Srl- Fiume Veneto
Permesso di costruire del: 20/07/2023
Inizio lavori: 14/03/2024
Fine opere edili: ottobre 2024

