Don Luca Franceschini, Direttore Ufficio Nazionale
per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI

L’averci reso partecipi nella preparazione all’importante iniziativa organizzata dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma in collaborazione con CHIESA OGGI, che ha promosso il Convegno e la Mostra “Opere del Giubileo e Architettura Sacra” presso La Casa dell’Architettura a Roma, in occasione del GIUBILEO 2025, ci ha fatto sentire davvero parte attiva di un cammino che è stato ampiamente condiviso con tutte le Istituzioni coinvolte.
L’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI, di cui sono il direttore, ha visto un lungo percorso in questi 25 anni orientato proprio alla conoscenza e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Con il termine “edilizia” intendiamo anche il restauro degli edifici storici, che prima ricadeva nel settore dei beni culturali.
Il Giubileo 2025 che stiamo vivendo in questo anno speciale, è un evento particolare che ha visto la scomparsa del Pontefice. È un caso raro che durante un Giubileo muoia il Papa e che quindi non sia colui che l’ha aperto a concluderlo.

Credo sia molto significativo riflettere sull’argomento in questo tempo di ripensamento, in cui tutto sta cambiando, anche il nostro modo di approcciare il Giubileo.
Il Giubileo del 2000 fu un tempo in cui si costruirono moltissime chiese; oggi, invece, siamo in una fase in cui l’esigenza di costruire nuovi edifici è molto più limitata.
Questo sia grazie al lavoro fatto in precedenza, sia per un cambiamento culturale: si preferisce costruire di meno e recuperare di più l’esistente, anche in virtù dei mutamenti nello sviluppo urbano ed extraurbano delle nostre città.
C’è dunque una grande differenza tra venticinque anni fa e oggi, differenza che cerchiamo di cogliere e raccontare. Credo anche che ci sia una diversa sensibilità nei confronti dell’accoglienza del Giubileo.

Io, che all’epoca vivevo e lavoravo nella Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli, in Toscana, ricordo le polemiche che giravano: “Se ci sarà il Giubileo, tutti andranno a Roma, si inquinerà, si faranno spendere soldi al Comune per accogliere i cattolici, ma è un problema loro, non dovrebbe riguardare la società”. Invece, in occasione del Giubileo del 2025, ho visto che le istituzioni hanno preceduto l’ambito ecclesiale.
Quando ancora lavoravo in Toscana, i primi incontri di preparazione non vennero vissuti a livello ecclesiale, ma furono la Regione e l’Amministrazione Regionale a convocarci per iniziare a pensare al Giubileo, ai cammini, all’accoglienza dei pellegrini.
Mi pare che questi siano cambiamenti estremamente interessanti, e che come sacerdote, come cattolico che vive dall’interno della Chiesa l’esperienza del Giubileo, percepisco in modo molto intenso ed anche, per certi versi, positivo.

Ecco perché in questo Giubileo ho avvertito davvero che è l’intera città di Roma – forse era così anche allora, e io vivendo in periferia non lo percepivo – ad essere coinvolta. Nel 2025 si avverte un clima diverso.
Forse c’è, dal punto di vista religioso, una connotazione meno intensa, ma si nota una sinergia tra le istituzioni e una vitalità della città di Roma che non avevo percepito in passato.
Credo che tutto ciò faccia parte del cammino che stiamo vivendo: la Chiesa insieme con le Istituzioni, la Chiesa insieme con la gente, la Chiesa che è in Roma insieme con la città.
Mi auguro che anche questo nostro evento “Opere del Giubileo e Architettura Sacra” contribuisca a far crescere questa sinergia, questo camminare insieme e insieme sentire ciò che accade: nell’ambito spirituale, in quello materiale, in quello urbanistico e architettonico.

