A2A Illuminazione Pubblica e il progetto di riqualificazione dell’impianto illuminotecnico dell’Ossario della Chiesa di San Bernardino alle Ossa
“IL POPOLO CHE CAMMINAVA NELLE TENEBRE VIDE UNA GRANDE LUCE” – Isaia 9,2

La Cappella dell’Ossario annessa alla Chiesa di San Bernardino, citata in passato anche come San Bernardino ai Morti, è situata a pochi passi dal Duomo e rappresenta un ambiente suggestivo dove il mistero della morte si fonde con la raffinatezza dell’arte barocca. Questo luogo unico, risalente al XIII secolo, dalla pianta quadrata e dalle pareti interamente rivestite di ossa umane, rappresenta un raro esempio di devozione e “memento mori”. Migliaia di teschi, tibie e altri resti umani furono disposti con cura in nicchie, cornicioni, fregi architettonici, decorando perfino i pilastri e le porte: una scelta estetica che accosta l’elemento macabro alla delicatezza ornamentale del tempo. Le ossa che rivestono l’interno dell’ossario provengono in gran parte dall’antico cimitero dell’ospedale del Brolo, chiuso nel 1652 su disposizione dell’amministrazione dell’Ospedale Maggiore. A queste si aggiunsero i resti provenienti dai cimiteri cittadini soppressi, in un’operazione di riordino e pietosa conservazione. Sull’unico altare, realizzato in pregiati marmi policromi, si trova una statua della Madonna Addolorata (Nostra Signora de Soledad), opera dello scultore Gerolamo Cattaneo risalente alla metà del XVII secolo. La volta della cappella fu affrescata nel 1695 dal pittore veneto Sebastiano Ricci, tra i protagonisti della pittura barocca italiana. L’opera, intitolata “Trionfo di anime in un volo di angeli”, è incorniciata dalla raffigurazione nei pennacchi della gloria dei quattro santi protettori – la Vergine Maria, Sant’Ambrogio, San Sebastiano e San Bernardino da Siena – figure centrali nella devozione milanese. La suggestione e l’impatto della cappella furono tali che nel 1738 re Giovanni V del Portogallo, profondamente colpito dalla visita, ordinò una copia esatta dell’ossario nella città di Évora, nei pressi di Lisbona.
L’esigenza di progettare un nuovo impianto illuminotecnico, si è concretizzata a valle di uno studio pluriennale che ha evidenziato numerose criticità nell’illuminazione di una delle chiese più iconiche e visitate della città di Milano. In particolare:
- un’illuminazione disomogenea e inadeguata alla qualità dello spazio;
- intralcio degli apparecchi nello spazio a terra;
- l’impossibilità di gestione separata dell’accensione dei corpi illuminanti;
- l’impossibilità di regolazione dei flussi degli apparecchi;
- l’esistenza di un impianto elettrico parzialmente a vista e non protetto.


L’intervento è derivato da un approfondito percorso di ricerca volto a individuare l’illuminazione più adatta a valorizzare la dinamica ascensionale concepita per questo spazio, l’ideazione mirata a evocare il movimento delle anime verso il cielo, utilizzando la luce come strumento per illustrare concetti teologici e favorire la preghiera, creando un ambiente suggestivo e coinvolgente. La luce si trasforma in una “guida spirituale” che induce a riscoprire il valore profondo di un luogo sacro e invita alla riflessione sul passaggio dalla vita terrena alla gloria del cielo. Tutte le chiese, infatti, sono create per ricordarci che, sebbene la morte sia inevitabile, siamo chiamati a una vita che non ha fine, in cui si rivelano i colori, la gioia e la speranza.

Il nuovo concept
Il progetto ha previsto una revisione completa dell’impianto esistente, integrando tecnologie all’avanguardia per ottimizzare l’efficienza energetica e valorizzare ogni dettaglio architettonico e artistico dello spazio. L’obiettivo principale è stato creare un’illuminazione omogenea e uniforme, capace di evidenziare con nitidezza le strutture architettoniche e migliorare significativamente la qualità della percezione cromatica dell’ambiente. Questo intervento ha permesso di mettere in risalto le opere d’arte e gli elementi decorativi, contribuendo a rafforzare l’impatto visivo e spirituale del luogo. In particolare, si è lavorato per dirigere i flussi luminosi verso punti strategici, creando un’illuminazione mirata che ne valorizzasse i dettagli come la parte centrale dell’affresco della cupola e la statua della Madonna con il Cristo morto, centro visivo e punto di convergenza prospettica, messa in risalto da un fascio calibrato che ne sottolinea la plasticità senza alterarne il carattere intimo. Sono stati impiegati apparecchi LED di ultima generazione, caratterizzati da un elevato rapporto di efficienza luminosa, che garantiscono un risparmio energetico di circa il 60% rispetto al precedente sistema, nonostante l’installazione di un numero maggiore di punti luce. Questa scelta ha comportato una significativa riduzione dei costi di gestione e in un minor impatto ambientale. Per ottimizzare l’efficacia dell’intervento, sono stati selezionati apparecchi con caratteristiche ottimali per valorizzare il contesto e ogni elemento presente, considerando aspetti sia prestazionali sia estetici. La luce, in questo modo, ha assunto un ruolo strategico non solo come elemento funzionale, ma anche come strumento di comunicazione della gerarchia spaziale e della valenza artistica degli ambienti. La scelta di apparecchi di design, di dimensioni compatte e di colori neutri ha permesso di integrare armoniosamente l’illuminazione nell’estetica complessiva, minimizzando l’impatto visivo e favorendo una percezione di continuità e fluidità spaziale. Il nuovo impianto ha garantito un’illuminazione versatile e adattabile, capace di passare rapidamente da una modalità di luce diffusa a una di accentuazione, consentendo di modulare l’atmosfera in funzione delle diverse esigenze liturgiche, culturali e turistiche. Inoltre, grazie a sistemi di controllo avanzati, si è reso possibile effettuare regolazioni temporizzate o personalizzate per eventi straordinari, assicurando sempre sicurezza, funzionalità e rispetto delle normative vigenti. In ambienti di grande frequentazione quotidiana, la sicurezza rappresenta un aspetto fondamentale. Pertanto, il nuovo impianto elettrico è stato progettato per essere pienamente conforme alle normative, con dispositivi di protezione integrati e un’installazione accurata che assicura la sicurezza di visitatori e operatori. Tutti i componenti sono stati nascosti o collocati in zone accessibili solo al personale autorizzato, contribuendo a mantenere un’estetica pulita, ordinata e rispettosa dell’atmosfera sacra del luogo. Questo approccio non solo ha consentito di preservare l’integrità visiva dell’ambiente, ma anche di favorire un’esperienza di visita più immersiva, rispettosa e confortevole.

La luce come riscoperta del “sacro”
La collaborazione tra A2A Illuminazione Pubblica e la Diocesi di Milano nasce da una visione condivisa che riconosce nella luce un elemento fondamentale non solo come strumento pratico di visibilità, ma come un autentico veicolo di significato culturale e spirituale, in grado di rafforzare il senso di identità e di appartenenza alla comunità religiosa e culturale. L’illuminazione, infatti, oltre a mettere in risalto gli spazi, assume un ruolo strategico nel suscitare emozioni profonde, stimolare sensazioni e favorire un rinnovamento sensoriale. In particolare, nel contesto della riqualificazione e valorizzazione degli ambienti religiosi, la luce si trasforma in un mezzo per riscoprire e valorizzare il senso più profondo del sacro, contribuendo a mettere in evidenza la bellezza architettonica e artistica dei luoghi di culto. Essa diventa uno strumento capace di creare atmosfere suggestive e contemplative e di invitare alla riflessione, alla meditazione e alla connessione spirituale, rinnovando il rapporto tra spazio e anima. Il concetto è che l’illuminazione possa rappresentare un fattore fondamentale nel contribuire a preservare e valorizzare le memorie storiche e spirituali, che altrimenti rischierebbero di essere trascurate o dimenticate con il trascorrere inesorabile del tempo; un mezzo potente per riscoprire le radici profonde della nostra identità collettiva. Un’illuminazione mirata e sensibile, infatti, può indurci ad una riflessione consapevole sul senso della vita in un momento storico complesso, segnato da un contesto umano spesso deteriorato e dominato dal materialismo. In un’epoca in cui sembra essersi smarrito il valore dell’esistenza stessa, la valorizzazione di questi luoghi può suscitare in chi li visita, un senso di meraviglia, di rispetto e stimolare una riflessione profonda sul nostro ruolo nel mondo, tra passato, presente e futuro.

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